Ass. Culturale - "IL TEATRO" - "Editoriale"
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"NOTE DI REGIA"

Associazione culturale IL TEATRO - Roma
Spettacolo teatrale “TANGO” di Francesca Zanni - Note Di Regia

Un uomo e una donna ai due lati di una scena buia. Non si toccano, non comunicano. Si avvicendano, semplicemente, raccontando ognuno la sua storia di ferite ancora aperte al pubblico. Le loro parole s’intrecciano ma non si sovrappongono, creano un movimento passionale… Come un tango.
Apparentemente, i due non si conoscono e non si sono mai incontrati, l’unica cosa che hanno in comune è la forza della giovinezza, la passione per il tango e il Paese d’origine, l’Argentina, ma, lentamente, attimo dopo attimo, scena dopo scena, alla fine dello spettacolo tutte le tessere di questo puzzle andranno a collocarsi al posto giusto e lo spettatore scoprirà il filo, fortissimo e indissolubile, che li lega.
“Tango” è uno spettacolo “forte”, un pugno allo stomaco che fa vibrare e vacillare lo spettatore, perché è come una folata di vento che alza la polvere su una delle pagine più orribili e vergognose della storia dell’Umanità: l’Argentina della dittatura militare degli anni ‘70-80, macchiatasi, tra gli altri, di orrori indicibili come l’annientamento di un’intera generazione, quella dei desaparecidos, le circa 30.000 persone di tutte le età, molte delle quali di origine italiana, fatte sparire nel nulla, spesso gettate vive nell’oceano con i famigerati “vuelos de la muerte”.
Ma “Tango” non parla soltanto di desaparecidos, non parla soltanto di Argentina. Anzi, forse la storia, quella con la S maiuscola, s’intravede appena. Fondendo la cruda realtà con il sogno, “Tango” parla di una separazione, ma ancor di più parla di un ritrovamento. Parla di due persone che si perdono. E poi si ritrovano, senza vedersi mai.
A differenza dello spettacolo originale diretto dall’autrice, Francesca Zanni, estremamente rapido nell’azione e caratterizzato da una forma di comunicazione molto simile alla cronaca giornalistica, in questo allestimento abbiamo preferito dare un’importanza rilevante ai sentimenti e all’emotività dei personaggi, che, uniti all’ascolto delle loro parole che danzano su un tappeto di note musicali e la visione di filmati, originali e non, avvicinano lo spettatore all'ambiente, al tempo e al luogo rappresentati e lo coinvolgono nel racconto dei due protagonisti.
E grazie a questo testo di denuncia sociale e di stringente attualità abbiamo avuto la possibilità, nel nostro piccolo, di far parlare queste persone prestando loro il nostro corpo, il nostro volto e la nostra voce per farci raccontare le loro storie, trasmettere le loro angosce, condividere le loro speranze, ma, soprattutto, farci conoscere, o riscoprire, questa pagina nera della Storia dell’umanità su cui sta lentamente calando l'oblio. Perché dopo oltre trenta anni sia resa giustizia a tutte le vittime.
Perché una vicenda disumana come quella non si ripeta. Mai più! Nunca más! Salvatore Margiotta

TANGO: L’IMPORTANZA DELLE PAROLE E DELLA MEMORIA NEL TEATRO AMATORIALE DI SALVATORE MARGIOTTA

Si è conclusa con un grande successo di pubblico la rappresentazione di Tango, dramma teatrale scritto da Francesca Zanni che racconta della tragedia dei desaparecidos argentini, con la regia di Salvatore Margiotta.
In un’atmosfera delicata e piena di pathos, sabato 3 dicembre, al teatro della Chiesa Vecchia (Torre Angela), i due protagonisti dello spettacolo - Fabio Orlandi e Sara Margiotta - hanno regalato agli spettatori un’interpretazione dal forte impatto emotivo.
«Come un pugno allo stomaco» per una storia che «lascia sgomenti e spiazzati» - sono stati i commenti di alcuni degli spettatori intervistati - la prima dello spettacolo ha saputo contenere il dramma delle vicende personali dei personaggi: di un uomo e di una donna che apparentemente non si conoscono ma che sono legati da un filo indissolubile che sarà svelato solo alla fine.
Tango è anche una testimonianza di un passato da non dimenticare: il soggetto teatrale «alza la polvere su una delle pagine più orribili e vergognose della storia dell'Umanità: l'Argentina della dittatura militare degli anni '76 -'83, macchiatasi, tra gli altri, di orrori indicibili come l'annientamento di un'intera generazione, quella dei desaparecidos, le circa 30 mila persone di tutte le età, molte delle quali di origine italiana, fatte sparire nel nulla, spesso gettate vive nell'oceano con i famigerati "vuelos de la muerte”». Così ha commentato il regista, che ha portato sul palco un lavoro in parte inedito rispetto al testo originale, nato nel 2000 e ispirato alle vicende delle nonne di Plaza de Mayo, caratterizzandolo per alcune scelte peculiari dal punto di vista scenico e musicale: «Riguardo le musiche, come per la scelta delle luci, basse, con tagli laterali per esaltare la drammaticità della storia e quasi tutte provenienti dal centro della scena per dare l'impressione allo spettatore che i due personaggi fossero luce l'un per l'altro, insieme a mia figlia Marta, abbiamo fatto una scelta di brani che fossero in perfetta sintonia con il tipo d'interpretazione, molto intima e vissuta, che avevo pensato per gli attori per creare l'atmosfera giusta e, utilizzando un volume basso, esaltare alcuni particolari momenti del bellissimo testo della Zanni.
Abbiamo privilegiato musiche eseguite con archi, violoncello su tutti, inserendo brani degli Apocalyptica, Narcotango, Gotan Project, McKennitt, Enja».
I commenti musicali hanno sostituito parte degli originali, ideati dal cantautore Daniele Silvestri, ed hanno reso ancora più eloquente il racconto per immagini fornito dalle video proiezioni che aprono e chiudono lo spettacolo, ricomponendo la trama, sia attraverso le crude reminiscenze storiche dei desaparecidos sia nei tratti diluiti di una memoria lontana e primordiale che lega i due protagonisti ai frammenti della loro storia comune, ai sentimenti familiari, rimasti impressi nelle parole scritte, in una fotografia e in poche note di un tango.
Il racconto teatrale è strutturato in due monologhi intrecciati, recitati in un unico atto, mentre i due attori si dividono la scena senza mai interagire tra loro: la narrazione delle vicende individuali si svolge in tempi e in luoghi diversi, uniti solo dalla memoria ritrovata dei protagonisti.
Sara Margiotta e Fabio Orlandi, alle prese con un testo particolarmente difficile e crudo, si sono resi protagonisti di un’ottima performance teatrale, gestendo con molta sensibilità e consapevolezza artistica sia la difficoltà di monologhi molto lunghi sia le pause e la presenza scenica, arricchite quest’ultime da una gestualità eloquente quanto le parole che ha saputo colmare con molta naturalezza l’alternarsi delle battute e dei silenzi, mentre i due attori intrecciano, senza far incontrare mai, le loro rispettive narrazioni.
Quella di Tango è, infatti, una storia individuale piegata dalla crudeltà e dalla violenza di una storia collettiva cancellata o riscritta dal regime dittatoriale. Carla, il personaggio interpretato dall’esordiente Sara Margiotta, è una donna incarcerata, violentata e infine uccisa dai suoi aguzzini.
Claudio (Fabio Orlandi) è un ragazzo cresciuto nel benessere e nell’inconsapevolezza di quella crudeltà che l’ha privato della sua vera identità e della sua storia.
Salvatore Margiotta, attore e regista siciliano, incarna in maniera autentica la passione per il teatro. Oltre ad aver trasmesso lo stesso amore alle sue figlie e ad aver coinvolto sua moglie nelle sue attività professionali, dopo essersi stabilito a Roma, nel 1974 ha fondato la “Compagnia Il Teatro” ed ha recuperato gli spazi della “Chiesa Vecchia”, l’ex parrocchia dei S.S. Simone e Giuda Taddeo, stabilendovi il suo teatro e contribuendo in questo modo al recupero urbano e alla valorizzazione culturale della zona di Torre Angela, quartiere disagiato della periferia romana.
Per Tango, apprezzamenti lusinghieri sono arrivati anche dalla critica specializzata e da giornalisti del settore che hanno assistito alla rappresentazione. Lo spettacolo è inserito all’interno della Rassegna Teatrale di Torre Angela Al di là del... Raccordo - Premio Enzo Morfei, quest'anno giunta alla terza edizione, organizzata dalle associazioni "Il Teatro" e "Granatina" - le due compagnie teatrali amatoriali di Torre Angela - «per onorare la memoria di un amico prematuramente scomparso qualche anno fa» - spiega Margiotta - e patrocinata dal Comitato provinciale di Roma della Federazione Italiana Teatro Amatori.
La giuria che assegna i premi alle compagnie e agli attori è formata da esperti di teatro. Quest'anno è composta da Ivelise Ghione, attrice e regista professionista, Benedetto Cesarini, attore, regista e presidente della Consulta della Cultura del Municipio di Roma delle Torri, dalla prof.ssa Stirparo del Liceo scientifico Amaldi di Roma e da Francesco Chialastri e Giannotto Panfrascato, rispettivamente presidente e regista degli "Amici del Teatro", compagnia FITA di Valmontone.
Le compagnie in cartellone sono cinque: Granatina (di Roma), con Rumori fuori scena; La Rive Gauche (Roma) con Un mondo di carta; Il Teatro, con Tango, e infine La Nave dei Folli (Tivoli), con Tavolo per due e La Ribalta (San Cesareo), con Non è vero... ma ci credo. «È una rassegna che - continua Margiotta - sotto la guida del nostro Peppe Cantagallo, riusciamo ad organizzare ogni anno con molti sforzi, tanto entusiasmo, il piccolo aiuto di qualche negoziante della zona e la disponibilità dei preti della parrocchia dei S.S. Simone e Giuda Taddeo di Torre Angela, sforzi che ci vengono ripagati dagli apprezzamenti e dagli applausi di un pubblico ogni anno sempre più esigente.
Ma, a noi amatori, questo ci basta».

Da Controluce – Mensile dei Castelli Romani 01/2012
Di - Giuseppina Brandonisio